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Tourinlove

02 Novembre 2021

Tourinlove, sfida tra campioni di tennis in carrozzina.

Senza Alex Zanardi, forse non ci saremmo mai interessati ai ciclisti disabili che “pedalano” con le braccia. Senza Bebe Vio, probabilmente l’universo della scherma paralimpica ci sarebbe rimasto sconosciuto: sono i grandi esempi a trascinare l’interesse verso mondi altrettanto grandi.

E oggi a Torino, alla Sisport di via Guala, dalle 15 alle 18 accade qualcosa di importante che potrebbe accendere altre luci di partecipazione. Avete mai sentito parlare di tennis in carrozzina? Pensate sia impossibile? Con una mano si governa il veicolo, con l’altra s’impugna la racchetta e si cerca di colpire la palla (che, unica differenza davvero sostanziale rispetto all’altro tennis, può rimbalzare due volte prima di essere respinta verso la metà opposta del campo).

Un gesto, anzi un insieme di gesti al limite del realizzabile, ma ci sono atleti, e non pochi, che ci riescono. Alcuni di loro, tra i migliori in Italia (Antonio Cippo, Edgar Scalvini e Giulia Capocci, oltre al maestro di tennis in carrozzina Pietro Mazzei) oggi sfideranno personaggi noti (tra gli altri, Neri Marcorè, Adriano Giannini, Stefania Chieppa, Jimmy Ghione e Roberto Rosetti) in una serie di doppi misti, con la cronaca in diretta di Fabio Caressa: per dare visibilità al tennis in carrozzina, ma soprattutto per dare carrozzine a chi vorrebbe giocare a tennis, però non ha l’uso delle gambe.

L’iniziativa, organizzata da SportOur, si chiama Tourinlove ed è veramente una storia d’amore per lo sport e per le persone, a volte in difficoltà ma non per questo escluse. Il ricavato della manifestazione, dell’asta delle 6 maglie firmate dai calciatori e messe a disposizione da Juventus, Torino, Milan e Inter, e della campagna di crowfounding, e con il fondamentale sostegno del Rotary, permetterà di regalare 11 carrozzine speciali alla Federtennis, che le darà a cinque adulti e sei bambini che intendano provare questo sport. Ogni carrozzina costa circa 2 mila euro e ha alle spalle una storia da brividi.

Perché l’idea di produrle nacque dall’incontro di un ingegnere e di un imprenditore, ritrovatisi dopo i rispettivi incidenti d’auto nella stanza 11 situata a terzo piano dell’Unità spinale di Torino. Insieme, decisero di progettare e produrre in Piemonte queste carrozzine destinate ai tennisti, dopo avere fondato Lab3.11: tre come il terzo piano, undici come il numero di camera d’ospedale. Il settore wheelchair conta in Italia più di 400 tesserati, compresi i tennisti in carrozzina. L’enorme interesse che le ATP Finals scateneranno ovunque potrà essere di grande aiuto al progetto, per fare in modo che Torino diventi in questo mese di novembre e per i prossimi quattro anni, non soltanto la capitale del tennis mondiale ma anche dell’inclusione e dello sport per tutti.

Fonte La Repubblica - Clicca qui per leggere l'articolo